Gli aromi mediterranei proteggono il fegato dalla steatosi

Gli aromi mediterranei proteggono il fegato dalla steatosi
Ilaria Demori, Elena Grasselli, Adriana Voci – Dipartimento di Scienze della Terra,
dell’Ambiente e della Vita, Università degli Studi di Genova

Lo stile di vita delle moderne società occidentali, caratterizzato da abitudini e comportamenti alimentari errati, scarsa attività fisica, stress psicologico cronico, è alla base della patogenesi della cosiddetta sindrome metabolica, associata ad insulino-resistenza o diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemia, obesità viscerale. Il conseguente squilibrio metabolico può portare, a livello del fegato, all’accumulo di lipidi che caratterizza la condizione nota come “steatosi epatica non alcolica” (non-
alcoholic fatty liver disease, NAFLD), che spesso può purtroppo progredire verso patologie più gravi, come steatoepatite, fibrosi, cirrosi e, in ultimo, epatocarcinoma (1).

Fegato e metabolismo lipidico
Il fegato gioca un ruolo centrale nella regolazione del metabolismo e numerose sono le vie metaboliche coinvolte nell’omeostasi lipidica epatica. Negli epatociti, i grassi in eccesso possono essere catabolizzati per via ossidativa attraverso una serie di reazioni enzimatiche che vengono attivate principalmente a livello dei mitocondri e dei perossisomi, oppure possono essere veicolati nel torrente circolatorio grazie alla sintesi e secrezione di lipoproteine a densità molto bassa (VLDL). Inoltre, gli epatociti posseggono il corredo enzimatico in grado di attivare la neosintesi di acidi grassi (de novo lipogenesi, DNL). Una dieta ricca di grassi e carboidrati sovraccarica il fegato
e gli epatociti possono accumulare grassi sotto forma di vere e proprie goccioline citoplasmatiche dette “lipid droplets” (LD). I più recenti studi condotti sull’argomento indicano che le LD non sono semplicemente un deposito passivo di grassi: al contrario, si tratta di organelli dinamici, che possono essere, per esempio, bersaglio delle lipasi intracellulari, al fine di attivare il catabolismo ossidativo dei lipidi o la loro secrezione e ridistribuzione in altri tessuti del corpo.
Fondamentali per la regolazione di questi processi sono le proteine associate alle LD, molte delle quali appartengono alla famiglia delle cosiddette perilipine (PLIN) (2). I geni che codificano per le PLIN, così come quelli che codificano per gli enzimi implicati nella lipogenesi e nella lipolisi, sono sotto il controllo
di fattori trascrizionali. Tra questi, di importanza fondamentale sono i PPAR (peroxisome proliferator-activated receptor), di cui sono state identificate 3 diverse isoforme, denominate α, β/δ e γ. PPARα regola principalmente i meccanismi del catabolismo lipidico, quindi i processi della
cosiddetta β-ossidazione, che avviene grazie all’azione coordinata di diversi enzimi, tra cui possiamo ricordare la carnitina palmitoiltransferasi 1 (CPT-1), fondamentale per il trasporto degli acidi grassi nel mitocondrio, e la acil-CoA ossidasi (ACO), che dà inizio al processo ossidativo all’interno dei perossisomi. Non a caso, PPARα risulta sottoespresso in molti modelli di NAFLD (anche se esistono risultati non del tutto concordi, in funzione dei diversi modelli sperimentali usati).
PPARγ invece è implicato nella sintesi dei lipidi e controlla l’espressione di enzimi lipogenici come la sintasi degli acidi grassi (FAS, fatty acid synthase) e del fattore di trascrizione SREBP-1c (sterol regulatory element-binding protein-1c), entrambi sovraespressi in modelli sperimentali di obesità e di NAFLD. PPAR β/δ sembra implicato nella regolazione dei meccanismi ossidativi, ma il suo ruolo, in particolare nella NAFLD, è, al momento, meno definito (3).

Quale terapia per la NAFLD?
La NAFLD ha una prevalenza del 20-40% nei paesi occidentali (4), ma […]

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